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BENVENUTI SUL MIO BLOG - Alessandra Giorda
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mercoledì 20 febbraio 2013

    
Per la prima volta, dopo vent’anni di populismo, i cittadini che si riconoscono in un pensiero riformista, democratico e popolare sanno di avere una casa solida.

Gli steccati ideologici che hanno ingabbiato il Paese sono caduti: il confronto non è più tra destra e sinistra, ma tra conservazione e modernità.

Scelta Civica è nata per dare una prospettiva ai milioni di italiani che vogliono cambiare il Paese, consapevoli dell’impossibilità di rilasciare altre deleghe in bianco alla politica. Ma che anzi chiedono un suo radicale cambiamento nei comportamenti, nella competenza, nel senso di responsabilità e nell’onestà.

Una formazione politica diversa da quelle che hanno governato prima e seconda repubblica. Nelle sue liste sono presenti esclusivamente esponenti della società civile che non hanno mai preso parte alle vita parlamentare, frutto delle esperienze animate in questi anni da Italia Futura e arricchite dalla visione di Verso la Terza Repubblica.

Scelta Civica è un progetto per il Paese. Un movimento nato dall’unione tra forze sociali, movimenti civici e realtà associative provenienti da culture diverse.

Un insieme di forze che ha deciso di contribuire attivamente alla ricostruzione e al governo dell’Italia.

Scelta Civica è la casa di chi crede che lo Stato italiano abbia bisogno di una riforma profonda e coraggiosa, che restringa il perimetro del suo intervento, rafforzandone la credibilità e l'autorevolezza nei suo compiti più importanti.

La casa di chi vuole fermare la folle corsa della spesa pubblica e destinare le risorse recuperate alla riduzione del carico fiscale, oggi insostenibile per i cittadini e per le imprese.


La casa di chi vuole rimettere in moto l’ascensore sociale, soprattutto per giovani e donne troppo spesso condannati, insieme alle loro famiglie, a restare inchiodati alle loro situazione sociali ed economiche di partenza, senza possibilità di miglioramento.

In soli 13 mesi il governo guidato da Mario Monti ha riacceso la speranza, ridato dignità e fiducia al nostro paese, posto le basi per uscire definitivamente dal ventennio perduto e tornare a crescere.


Scelta Civica vuole dare un seguito operoso al lavoro compiuto da Mario Monti e alla sua agenda riformista.

Nessuna maledizione condanna l’Italia al declino. È ora di recuperare lo slancio e le energie che abbiamo saputo mostrare nelle fasi migliori della nostra storia.

È ora di tornare ad essere una grande nazione. È possibile, insieme.




venerdì 8 febbraio 2013


Sanremo diventa il festival dell'Unità

Gli ospiti della kermesse sono tutti anti Cav: una settimana di comizi a ridosso delle elezioni



Lo scaricabarile sulle tasse, i papillon di Giannino e le adozioni dei cagnolini in diretta tv. No, ci volevano anche le polemicazze per il più grande Festival che inizia dopo il week end. Ieri il sito Dagospia ha pubblicato un succulento retroscena secondo il quale il direttore di Raiuno Giancarlo Leone, dirigente di lungo corso di viale Mazzini in quota Udc e un considerato inviso al Cav, avrebbe preparato un menù festivaliero come dire, assai «empatico» nei confronti del Pd. Un bel favore, alla vigilia del voto. Che, sempre secondo il sito di D'Agostino, a vittoria elettorale conquistata dal ticket Bersani-Monti, verrebbe ricambiato con la nomina alla direzione generale del figlio dell'ex presidente Giovanni. Come si dice: a pensar male si fa peccato, ma...


In attesa di smentita, però possiamo dare un'occhiata al parterre dell'Ariston capitanato dalla coppia regina Fazio-Littizzetto, il veltronismo fatto tv. Di Saviano, invece, finora non si hanno notizie: ma hai visto mai che... Poi gli ospiti: Neri Marcorè, Serena Dandini, Claudio Bisio, Nicola Piovani. Notizia dell'ultima ora, in avvicinamento è dato anche Maurizio Crozza. Roberto Benigni invece no. Ha declinato, nonostante le insistenze che lo inseguono da un paio di mesi e gli auspici del Fatto quotidiano. Non sempre i desideri diventano realtà.
Comunque, anche senza di lui ce n'è abbastanza. Anche perché, sebbene, piccolo particolare, si sia sempre nell'imminenza dei suffragi, le altre reti, quelle per così dire più politicamente impegnate, hanno scelto di inchinarsi piallando i propri palinsesti. La7, cancellando Santoro (chissà come sarà contento), la Bignardi e lo stesso Crozza, Raitre spostando Ballarò. Anche Mediaset slitterà di una settimana i suoi programmi di punta, ma qui si tratta di fiction e del varietà della De Filippi. Un anno fa, tanto per rinfrescarci la memoria, non era accaduto



Insomma, fate largo signori, il carrozzone ex-nazionalpopolare rivisitato in salsa politicamente corretta va a cominciare. Non a caso l'interrogativo più gettonato di questa prevedibilissima vigilia (spostare la kermesse dopo le urne era proprio così impossibile?) è il seguente: la sessantatreesima edizione del Festival della Canzone italiana di Sanremo sarà più un «sottoprodotto del Primo Maggio» (Anna Oxa dixit) o un Festival delle larghe intese?


Un Festival dell'Unità o una kermesse del governissimo? Forse né questo né quello. Sanremo - come gli assetti di vertice di Mamma Rai - ha sempre anticipato i cambiamenti del Paese. Ma vista la campagna elettorale in corso le larghe intese, roba del governo tecnico, sono in archivio da un po'.

Piuttosto l'interrogativo giusto si restringe all'area Bersani-Monti. Il prossimo Festival sarà di centrosinistra o di sinistracentro? Nel primo caso Giancarlo Leone potrebbe essere il nome giusto. Nel secondo, l'uomo forte sarebbe Walter Veltroni, da tempo pronto a paracadutarsi sul settimo piano di viale Mazzini. In entrambi i casi, comunque l'abbinata Leone direttore generale, Veltroni presidente sarebbe perfetta. E il gioco delle coppie rispettato. Fazio-Littizzetto, Leone-Veltroni, Bersani-Monti. Et voilà, rien ne va plus


Maurizio Caverzan

fonte il giornale.it

venerdì 14 dicembre 2012

UNO SGUARDO AI QUOTIDIANI

cosa è successo ieri a Bruxelles


LIBERO

Vertice Ppe, a sorpresa c'è Monti. Arrivato Berlusconi
 
 
 
La partita tra Silvio Berlusconi e Mario Monti si sta giocando tutta a Bruxelles e per la precisione nella casa dei centristi, il Partito poplare europeo. Prima è toccato al premier: "Ho ribadito al Ppe che l'Italia resterà europeista, mentre i vertici del partito hanno espresso apprezzamento per il mio governo". Poi è stato il turno del Cavaliere, che ai popolari europei ha ribadito quanto espresso già mercoledì sera a Roma: "Se il professore si candiderà come premier, io farò un passo indietro". Forse è ancora presto per parlare di Berlusmonti, visto che il panorama politico italiano cambia di ora in ora. Di sicuro, si può parlare di pace europea visto che a detta di fonti vicine a Berlusconi Monti avrebbe apprezzato la lusinga del suo predecessore a Palazzo Chigi.

"Processo al Cav" - Il vertice del Ppe a Bruxelles rischiava di essere una sorta di processo a Berlusconi. Il capogruppo dei lib-dem, Guy Verhofstadt, ha recentemente chiesto l'espulsione del Cavaliere dal gurppo Ppe. Il giorno prima la dura presa di posizione di Mario Mauro, capogruppo Pdl all'Europarlamento, che aveva annunciato tutta la sua contrarietà alla linea di Berlusconi. Poi l'ex premier ha smorzato i toni. Una mossa che ha spiazzato tutti, dal Ppe e fino ai dissidenti del Pdl.
Monti a sorpresa - Al centro del vertice del Ppe la lotta al populismo e all'antieuropeismo, considerati due valori fondanti del Partito dei popolari europei, il maxi-gruppo dei centristi della Ue. E a poche ore dall'inizio del vertice, il presidente Joseph Daul ha ribadito che nel partito non c'é spazio né per il populismo né per l'antieuropeismo. L'aria, nonostante la frenata, per Berlusconi appare tesa. In questo senso a smorzarla potrebbe averci pensato proprio Monti, il premier italiano voluto dall'Europa e che nella stessa Europa gode di altissima stima. Il Professore, non atteso, si è presentato al vertice. Ma sulla presenza di Mario a Bruxelles c'è una doppia interpretazione.
La difesa - Secondo il primo punto di vista quella del premier sarebbe una mossa chiara: nonostante le frizioni delle ultime settimane ha voluto essere al vertice in cui "l'imputato" era Silvio Berlusconi. Una mossa che servirebbe anche a difenderlo. Un'occasione, chissà, anche per un primo faccia a faccia tra i due dopo l'apertura del Cavaliere. L'uomo osannato dall'Europa (Monti), a sorpresa si reca proprio dove l'Europa stessa è pronta a bacchettare Berlusconi. Monti non ha ancora preso alcuna posizione ufficiale sulla propsta di Berlusconi, quella di porsi alla guida dei moderati. La stampa ha interpretato il silenzio del Professore come una chiusura. Ma l'arrivo a Bruxelles potrebbe cambiare la carte in tavola, e il "Berlusmonti" potrebbe essere più vicino. Secondo un'altra ricostruzione dei fatti, invece, la presenza di Monti sarebbe un escamotage per rubare la scena a Berlusconi, e per dimostrargli che il Ppe, compatto, si stringe attorno al premier. Alcune voci indicano Mario Mauro, l'azzurro "strappista", come l'organizzatore dell'"imboscata".



IL MESSAGGERO

Monti pronto a dire sì alla candidatura:
l'Italia ha bisogno di riforme

dal nostro inviato Alberto Gentili


 
 
 
BRUXELLES Mario Monti è più vicino alla candidatura. Non ha detto un sì ufficiale: «Devo riflettere ancora, devo capire se posso rinunciare almio ruolo super-partes, ma adesso non escludo nulla», ha confidato ieri sera a margine del vertice europeo. Però il professore ha già fatto una scelta di campo. L’ha compiuta partecipando al vertice del Partito popolare europeo e non a un seminario, come fece in settembre a Fiesole, parlando comunque già allora di «valori comuni» e di «vicinanza».

E non perché semplicemente invitato. Wilfrid Martens ha voluto avvalorare la tesi dell’invito formale per non mettere in imbarazzo Monti. Ma mercoledì sera il presidente del Ppe ha telefonato al professore e gli ha fatto un discorso che è suonato più o meno così: se ti invitassimo al vertice di domani, presente Berlusconi, per parlare della situazione italiana, del pericolo del populismo e della necessità di dare una guida autorevole ai vostri moderati, tu verresti? La risposta è stata un secco sì. Sì a partecipare al processo a Silvio Berlusconi. Sì a ricevere una sorta di incoronazione. Sì a parlare con Angela Merkel e gli altri leader europei, appunto, del Monti dopo Monti. Sì a rinunciare alla patina di neutralità per alzare la bandiera del Ppe.

Una scelta, quella del premier, che non è frutto dell’emotività o della vanità. Che non è figlia del rancore per quella «sfiducia radicale e sostanziale» servitagli dal Cavaliere. Ma è un passo ulteriore verso la discesa in campo con l’ambizione di unire i moderati «senza Berlusconi». A Monti, infatti, l’ipotesi di andare al Quirinale dopo le elezioni non convince. L’ha detto chiaro a Pier Luigi Bersani lunedì 3 dicembre. Al segretario del Pd - fresco della vittoria alle primarie - che gli prospettava un patto per spedirlo sul Colle, il professore ha rivelato di preferire l’impegno di governo. Le parole: sono lusingato, ma non intendo assumere un ruolo di garanzia. Questo Paese ha bisogno di riforme.
 
Ebbene, Monti ritiene di essere l’uomo giusto per portare avanti le riforme. Perché è convinto di aver dimostrato «di saper fare questo lavoro». Perché questo gli chiedono i leader europei e Barack Obama: «E forse non sarebbe male dare un segnale, una prospettiva di continuità per il dopo-elezioni», dice uno dei suoi. Perché per Monti fanno il tifo gli industriali nostrani, la Santa Sede e vaste aree del centro moderato.

Ci sono due dilemmi che impediscono ancora al presidente del Conaiglio di annunciare al mondo la sua discesa ufficiale in campo. Il primo: il patto di stima e di fiducia con Bersani. «Non è un passo da poco passare all’improvviso da alleati ad avversari. Soprattutto alla vigilia del varo di una legge importante come quella di stabilità», dice uno dei collaboratori di Monti.

Ma a Bruxelles, con buona pace di Bersani, perfino il socialista Francois Hollande fa il tifo per il professore: «Mario ha permesso all’Italia di raddrizzarsi e di farsi rispettare», ha detto il presidente francese stringendogli la mano all’ingresso del summit a beneficio dei fotografi. Il secondo dilemma: vincere le elezioni senza la Lega non è impresa facile. E comunque, a meno di miracoli, della partita dovrebbe far parte Berlusconi. Una compagnia che il premier non gradisce. Anzi.
 

martedì 11 dicembre 2012

IL DUELLO TELEVISIVO BERLUSCONI-MONTI RIPORTATO DA "LIBERO"

 E'cominciata la campagna elettorale. E' cominciata con un confronto televisivo a distanza tra Silvio Berlusconi e Mario Monti. Il primo è stato intervistato alla tramissione La telefonata in onda su Canale 5 e condotta dal direttore di Libero Maurizio Belpietro il secondo dopo qualche minuto è stato intervistato a UnoMattina sulla Rai da Franco Di Mare.
 
L'ex premier è apparso determinato, carico nello smontare il "fenomeno spread". "E' un imbroglio" ha detto. E ha aggiunto: "Ma a noi che ci importa dello spread?" A proposito delle critiche che dall'Europa sono esplose dopo la notizia del suo ritorno in campo, il Cavaliere spiega: "Fino a quando a rappresentare l'Italia ero io, ero uno tra i due o tre capi di governo più autorevoli, l'unico che veniva dalla trincea del lavoro". Poi parla del futuro del Pdl, della possibilità di un ritorno a Forza Italia (ha detto che presentare liste diverse con facce nuove e persone che hanno una astoria politica premierebbe) poi spiega che l'anticipo delle elezioni, dovuto alle dimissioni ndi Monti è risibile, perché si tratta di poco più di un mese. Quindi, non c'è assolutamente una ragione vera per cui i mercati possano e si debbano agitare". Berlusconi annuncia che questa sera, martedì 11 dicembre, andrà a cena con Roberto Maroni." Decideremo l'alleanza tra PdL e Lega e l'ipotesi di una Lombardia a guida leghista". E avvisa: solo il 10 per cento degli attuali parlamentari saranno riconfermati.
 
Il governo Monti SIlvio Berlusconi si sofferma sul governo Monti, precisa: "Nnon voglio dire che abbia fatto errori", tuttavia Silvio Berlusconi rimprovera all'esecutivo di aver "purtroppo seguito la politica germano-centrica che l'Europa ha cercato di imporre a noi e altri Stati". Il Cavaliere sostiene che il governo tecnico "ha portato a una crisi molto peggiore della situazione in cui ci trovamo quando eravamo noi al governo". "Con questo governo - rimarca - il Pil è diminuito di oltre il 2%. Tutti gli indicatori economici sono peggiori di quando eravamo noi al governo. Tutto e' peggiorato".

La replica del premier Su Rai1 Mario Monti, rispondendo a una domanda su un suo possibile coinvolgimento, da politico navigato glissa dicendosi stupito per l'interesse per "il futuro di una persona anziana". Poi va all'attacco di Berlusconi spiegando che toccava ai governi precedenti occuparsi della crescita. "Tredici mesi fa l'Italia si è trovata in condizioni finanziarie molto molto difficili: oggi se guardiamo ai rapporti della Commissione e delle altre istituzioni possiamo dire di essere stati promossi. Il costo è stato che non c'è stata crescita, ma chiedo come sarebbe stato possibile salvare l'Italia da un destino greco e farla crescere: questa ricetta sarebbe stata dovuta trovare qualche anno prima, quando non c'era da salvarsi".
Anche se l'intervista di Silvio Berlusconi è precendente a quella del premier, l'intervento di Mario Monti sullo spread appare come una bordata contro il Cav che ha detto: "Lo spread è un imbroglio". Ma Monti lo smentisce: "L'andamento dello spread mi preoccupa, certo è un fenomeno da prendere con freddezza e spero che i mercati constateranno che l'Italia non è priva di governo", ma bisogna "spazzare via alcuni miti tipo che ciò che un paese fa non influisce sul suo spread". Il premier, che ufficialmente non ha sciolto le riserve sul suo impegno politico, sale in cattedra per dare consigli su come si dovrà svolgere la campagna elettorale. ''E' importante che ci sia una autodisciplina da parte di tutti per evitare la tendenza a iiper-semplificare le cose, presentando soluzioni un po' magiche ai cittadini''. E ha concluso che questo atteggiametno "è importante sia 'per non creare fratture con l'Europa, ma soprattutto per trattare i cittadini non come sciocchi ma cittadini maturi''